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sabato 5 novembre 2016

I morti vanno a Ovest di Ricardo Amés


Jake stringeva le mani sul volante. I suoi compagni di viaggio dormivano, al di là del parabrezza l'assenza di lampioni trasformava l'asfalto in un sussurro buio e intimo. Gli abbaglianti della macchina rischiaravano la notte un pezzetto per volta, mentre la macchina proseguiva verso est.

Quando i fari incontravano vetri crepati, le schegge creavano giochi di luce. Se c'era sangue sui cristalli, i bagliori assumevano una tinta rosata. Vetrini da laboratorio, pensò Jake. Per le analisi al microscopio. Solo, più grandiNon c'erano cadaveri, quelli se n'erano andati. Ma arti tranciati, frattaglie, viscere lasciate a marcire, loro sì.

La prima volta che le ruote dell'Alfa passarono sopra ai resti di una gabbia toracica, spezzando le ossa con un suono secco, Jake sentì in gola il sapore della bile. A Faraday Town, i morti risorgono. E vanno a Ovest.

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