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giovedì 19 gennaio 2017

La macchina del tempo di H.G. Wells


Inghilterra, fine Ottocento. Quando ha raccontato agli amici di aver escogitato un marchingegno per viaggiare attraverso i secoli, nessuno l’ha preso sul serio. Il Viaggiatore del Tempo è un uomo eccentrico, un inventore: difficile prendere per buono tutto quello che la sua mente partorisce.

Eppure, le cicatrici sul suo corpo sembrano supportare la veridicità di ciò che racconta: un viaggio in un futuro lontanissimo, in cui si è perso il ricordo del mondo conosciuto, popolato da creature fragili e pacifiche sottomesse a esseri crudeli e ripugnanti che si nutrono della loro carne.

I Morlock – così sono chiamate le creature malvagie che abitano gli anfratti oscuri della Terra – hanno tenuto imprigionato il Viaggiatore nella loro dimensione temporale, un universo che nessuna intelligenza avrebbe mai concepito così desolante e inumano.

È questa la meta cui conduce il genio più luminoso? È forse questo il destino riservato a coloro che osano superare i limiti di ciò di cui l’uomo è misura? Il viaggio più strabiliante che sia mai stato compiuto, l’avventura folle e visionaria che ciascuno, almeno una volta, ha sognato di intraprendere.

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Autore
H.G. Wells (1866-1946) è stato uno scrittore britannico considerato, insieme a Jules Verne, il padre della fantascienza. Il suo primo romanzo, La macchina del tempo, pubblicato nel 1895, ottiene un immediato successo. Attraverso le categorie della scienza, dell’avventura e della politica, categorie di cui l’autore si avvarrà anche nei successivi lavori, Wells esprime le proprie preoccupazioni riguardo al futuro della civiltà.

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