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domenica 5 novembre 2017

Recensione: Il vampiro di Venezia di Giada Trebeschi


Venezia, Natale 1576
In un anno la morte nera ha falcidiato un terzo della popolazione della città e, come se non bastasse, la vigilia di Natale non solo avviene il primo di una serie di efferati omicidi ma sull’isola del Lazzaretto Nuovo scoprono una masticatrice di sudari, una sorta di vampiro, un mostro che torna dai morti cibandosi di sangue umano.

Nane Zenon, un alchimista in odore di negromanzia, rende il vampiro inoffensivo eppure il terrore non lascia tregua. Sono in molti a credere che gli omicidi abbiano a che fare con i masticatori e così, per volere del Doge in persona, Nane si troverà ad affiancare le indagini del Signore di notte al Criminàl Orso Pisani.

Orso è però un magistrato pragmatico che non crede ai succhia sangue né alle superstizioni e risolverà il caso minando le certezze di Nane e mettendolo di fronte a una realtà ben più terrificante di qualsiasi mostro immaginario.

Sullo sfondo di questa storia oscura e angosciosa la città dei mercanti, degli ebrei e degli arabi che non disdegnano di fare affari insieme; la Serenissima delle spie e delle cortigiane, dei segreti e degli intrighi, la magica e struggente Venezia dei ricami di pietra e degli amori impossibili.

Il romanzo s’ispira al ritrovamento del cosiddetto vampiro di Venezia cioè lo scheletro di una donna con un mattone in bocca, risalente agli anni della grande peste di fine ‘500 e rinvenuto sull'isola del Lazzaretto Nuovo durante gli scavi archeologici del 2006-2008.

Recensione: Roberto Bonfanti

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Autrice
Giada Trebeschi nasce nel 1973 e cresce a Bologna. Ha vissuto a lungo in Svizzera, in Spagna e attualmente vive e lavora in Germania. È autrice di romanzi, racconti brevi, saggi, sceneggiature e pièces teatrali. Due lauree, un dottorato in Storia, ha lavorato all'università come storico di professione per quasi dieci anni poi ha deciso di dedicarsi principalmente alla scrittura e alla ricerca. 

Per quasi vent'anni ha recitato come attrice professionista per il teatro provando su se stessa il metodo Stanislawski che ora utilizza normalmente per la creazione e la descrizione dei personaggi dei suoi romanzi e delle sue pièces teatrali molte delle quali sono già state presentate in diverse tournée italiane.

Gli interessi di quest’autrice sono molteplici, dalla storia al teatro, dalla danza all'arte, dalla letteratura ai viaggi, dal cinema all'antiquariato e il suo lavoro, per fortuna, sfugge sia alla catalogazione generalista sia alla semplicistica suddivisione in generi.

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